Casa di Cura Nepi: la dialisi costruita sulle esigenze del paziente

Le persone affette da patologie nefrologiche, che riguardano i reni, vanno incontro a disagi spesso molto gravi che rendono in alcuni casi indispensabile il ricorso alla dialisi: una tecnica di depurazione del sangue fondata sui processi fisico-chimici. Il trattamento viene impiegato per liberare l’organismo da sostanze indesiderate o tossiche che non possono essere agevolmente o sufficientemente eliminate dagli emuntori naturali, in particolare dal rene.


Ma cos’è la dialisi, e come funziona?

La dialisi quindi riproduce artificialmente le funzioni svolte dai reni, i due piccoli organi posizionati ai lati della colonna vertebrale, che sono di vitale importanza per la sopravvivenza. La loro funzione principale infatti è quella di produrre l’urina, filtrando le sostanze di scarto presenti nel sangue e bilanciando i livelli di sale e acqua nell'organismo. La dialisi ha lo scopo di allontanare dal sangue sostanze aventi dimensioni molecolari piuttosto piccole, riportare a quantità regolari i liquidi organici e a concentrazioni normali le sostanze inorganiche in essi disciolte, è attuata secondo due principali procedimenti: peritoneale ed extracorporea, con rene artificiale.


Il centro Dialisi della Casa di Cura di Nepi

Presso il Centro Dialisi della Casa di Cura Nepi, convenzionato con il Sistema Sanitario Regionale (SSN), “è possibile sottoporsi a trattamenti di dialisi extracorporea”, spiega il Prof. Antonio Carnabuci, Responsabile del Centro Dialisi della Casa di Cura Nepi, “come emodialisi tradizionale, dialisi ad alto flusso, con materiali particolari per pazienti più fragili o intolleranti alla dialisi convenzionale o ultrafiltrazione isolata per pazienti cardiopatici e scompensati”.  

Il Centro presenta tre sale dialisi e dieci posti per emodialisi di cui due per pazienti AU+ dotati di “monitor tecnologicamente avanzati in grado di fornire le nuove metodiche dialitiche, con possibilità di monitoraggio continuo del paziente durante tutto il trattamento emodialitico”. Tutte le postazioni completamente informatizzate consentono l’erogazione di trattamenti emodialitici, “con cui si depura il sangue in quei pazienti che hanno una funzionalità renale ridotta al di sotto del 10%”, e garantiscono un monitoraggio costante dei parametri “ad personam”. Il trattamento può durare al massimo 12 ore settimanali per pazienti con assoluta insufficienza renale e ridursi a seconda delle condizione del paziente stesso.

Nello svolgimento della seduta il paziente, così come per tutta la durata dell’iter diagnostico e terapeutico, ha a disposizione un’equipe di operatori specializzati che monitorano di continuo i parametri di depurazione, disidratazione ed emodinamici e il tempestivo riconoscimento di possibili scostamenti da parametri preordinati o eventuali anomalie di trattamento.


Quali sono le patologie che portano all’insufficienza renale cronica?

“Le patologie possono essere di varia natura”, commenta il prof. Carnabuci, “come quelle congenite, in particolare il rene policistico bilaterale. Possono essere di  tipo medico, come nel caso di malattie autoimmuni, o patologie urologiche. Ma il vero problema rimane  quello delle malattie cardiovascolari in generale, più in particolare legate al diabete. Queste, che possono nell’insieme confluire nell’ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, iperuricemia, costituiscono la cosiddetta sindrome metabolica: una situazione complessa in cui, per vari motivi, viene danneggiato il tessuto vascolare che conduce il sangue al rene, sia alterando i grossi vasi, come nel caso dell’arteriosclerosi, sia il microcircolo renale. In questo caso ricevendo un minor afflusso di sangue, il rene perde progressivamente la sua efficacia e nel tempo può portare considerevoli riduzioni di funzionalità”.


Come è possibile prevenire questa condizione?

“Si cerca di prevenirla con un buon controllo della nefropatia diabetica, del tasso di colesterolo nel sangue, con la prevenzione dell’iperuricemia e il controllo della pressione arteriosa”, conclude il professore. 

 

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